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Non ho combattuto, non ho gridato, non ho dimostrato nulla.
Io ho solo aperto la porta.
Lei si credeva furba, perché mentiva senza farsi notare.
Furba perché ti guardava negli occhi mentre ti pugnalava alla schiena.
Io sapevo, ed il sapere è un peso che ti piega finché non lo posi.
Così ho preso un’esca, non con le mani, ma con il silenzio.
Ho fatto finta di dimenticare la porta socchiusa, finta di dimenticare la verità lì, sulla tavola ben apparecchiata.
Una verità finta, a misura della sua bocca.
Lei è entrata, col naso lungo,del suo sospetto.
1- Il suo cervello annusa.
Troppo semplice, pensa.
Ma l’orgoglio le risponde, che quella facile è lei e lei, non può essere la preda.
2- Vede il foglio, lo legge, ed è la prova che voleva per distruggermi.
Il suo cuore accelera, non per paura, ma perché pensa al trionfo.
3- Il dubbio la graffia un secondo, poi lei lo zittisce.
Ah...I furbi non hanno dubbi, hanno troppe certezze e la sua certezza era che io fossi stupida.
4- Allunga la mano, non per prendere il foglio, ma per prendersi la vittoria.
In quel gesto c’è tutta la sua vita.
Prendere ciò che lei crede di meritare.
5- Le dita toccano la carta, in quell’istante, l’amo le entra nel cervello.
Non fa male, fa godere, perché lei crede di aver vinto.
6- Io entro nella stanza, non dico nulla, sorrido solamente.
E il suo trionfo le muore sul viso.
Vede la telecamera sul mobile e capisce.
Non si è impigliata la sua mano, ma si è impigliata la sua superbia.
L’esca non era il foglio,era la possibilità di schiacciarmi e lei, non ha resistito.
Ora ridono tutti, guardandola.
Io non ho fatto nulla,
non ho messo parole in bocca a nessuno.
Non ho puntato il dito, non ho dovuto,
il dito l'ha puntato lei, contro se stessa, quando ha scelto di credersi Dio.
Io ho solo aperto la porta,
ma è stata lei, che ha deciso di entrare e di spogliarsi senza pudore, davanti a tutti.